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earthCentenario della Grande Guerra

Reading teatrale sui ragazzi del ’99 nella Grande Guerra

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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Descrizione
Gli eventi dedicati al Centenario della Grande Guerra organizzati dal Servizio Musei e Archivi Storici dell’ERPAC proseguono, mercoledì 5 dicembre 2018 ore 17.30, nella cornice del Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello, 13) con il reading teatrale “Li ciorne che abiammo lasciato una Storia” (I giorni in cui abbiamo scritto la Storia), scritto da Aldo Milea e Saverio Senni e tratto da “Terra matta” di Vincenzo Rabito (a cura di Evelina Santangelo e Luca Ricci, Einaudi 2007).

Lo spettacolo, aperto a tutta la cittadinanza con ingresso libero e gratuito, sarà introdotto dal dott. Lucio Fabi.

Il reading evoca una nota pagina della storia d’Italia, che ha riguardato oltre 260.000 ragazzi del 1899, attraverso il racconto di uno di questi, Vincenzo Rabito, bracciante siciliano autore, sebbene semi-analfabeta, di un’incredibile memoria autobiografica.

La chiamata alle armi, l’addestramento, il fronte e le vicende dell’immediato dopoguerra echeggiano vive della forza del racconto di un protagonista autentico ed ingenuo, acuto e profondo. Vincenzo Rabito restituisce una testimonianza della Grande Guerra viva, forte e senza reticenze, da un punto d’osservazione umile e popolare, come quello vissuto da tanti “Ragazzi del ‘99”, sottratti da un giorno all’altro alle loro famiglie per difendere un’Italia profondamente ferita dalla vicenda di Caporetto.

Il reading è tratto dai primi sei capitoli del libro, considerati tra i più efficaci e straordinari dell’intera memoria autobiografica, quelli inerenti la partecipazione dell’autore alla Grande Guerra, dalla chiamata improvvisa nel febbraio del 1917 al congedo del 1922, per concludersi nel 1969 quando torna sui luoghi di guerra e viene proprio a Gorizia che confronta, in modo commovente, con la città che aveva visto cinquant’anni prima.

Il reading è strutturato come uno spettacolo teatrale sviluppandosi in un unico atto nella forma di un dialogo immaginario tra il narratore, interpretato da Saverio Senni, docente all’Università della Tuscia e Vincenzo Rabito, interpretato da Aldo Milea, attore.

Lo spettacolo si fregia del logo del Centenario della Grande Guerra predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito delle celebrazioni del Centenario 1914-18.

L’evento è organizzato da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Servizio Musei e Archivi Storici
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Presentazione del film “Maledetta sia la sveglia - Viaggio in Galizia”

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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Giovedì 29 novembre 2018 ore 17.30 presso la Sala Conferenze del Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello, 13), il Servizio Musei e Archivi Storici di ERPAC organizza un evento suggestivo per proseguire il programma celebrativo del Centenario della Grande Guerra: la presentazione del film documentario “Maledetta sia la sveglia - Viaggio in Galizia”, una produzione della Cooperativa Cassiopea, in coproduzione con Bisia Film e Associazione Zenobi, che si avvale della consulenza storica di Marina Rossi e Roberto Todero.

La presentazione del film, aperta a tutta la cittadinanza con ingresso libero e gratuito, sarà introdotta dalla conservatrice del Museo della Grande Guerra dott.ssa Alessandra Martina.

I primi giorni di ottobre del 2014 un gruppo formato da Triestini, Goriziani e Friulani partì in pullman alla volta della Galizia, regione storica oggi compresa tra Polonia e Ucraina, che toccava anche i territori delle odierne Repubblica Ceca e Slovacchia.
Seguivano l’itinerario che, cent’anni prima, avevano percorso i loro avi spediti, con la divisa austroungarica a combattere sul fronte orientale contro l’esercito dello zar.
Il filo conduttore del film è il viaggio, durante il quale i partecipanti rivelano, nel corso di interviste, i pensieri emersi prima e dopo aver visitato i luoghi dove i loro avi vissero l’esperienza della prima guerra mondiale o i cimiteri nei quali alcuni di loro ancora oggi riposano.
Il film si avvale anche di documenti inediti, testimonianze orali, lettere scritte da e per il fronte, immagini di protagonisti degli anni di guerra dal 1914 al 1918 al fronte orientale e di una ricostruzione contemporanea con rievocatori.
Una finestra su di un mondo, lontano nello spazio e nel tempo, presente ancora nella memoria privata, ma che non sempre ha trovato spazio in quella pubblica.

L’evento è organizzato da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli-Venezia Giulia. Servizio Musei e Archivi Storici
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Reading scenico “La guerra di Fannie e Anita”

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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Un nuovo appuntamento con gli eventi commemorativi del Centenario della Grande Guerra è organizzato dal Servizio Musei e Archivi Storici dell’ERPAC. L’attrice Sara Alzetta, con l'accompagnamento musicale del maestro Francesco De Luisa, proporrà il reading scenico “La guerra di Fannie e Anita”, mercoledì 31 ottobre 2018 ore 18.00, presso il Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello, 13).

Protagoniste di “La guerra di Fannie e Anita” sono due figure femminili immaginarie che raccontano la guerra, la prima guerra mondiale, e il modo in cui questa abbia cambiato il mondo intero.

Fannie e Anita sono due ragazze diversissime per estrazione sociale: Fannie è figlia di buona borghesia austriacante, e del suo mondo di crinoline, di walzer con gli ufficiali dell’imperialregio esercito, finita la guerra, non ci sarà più traccia.

Anita, invece, di famiglia povera, comincia raccontando la discesa del proletariato in piazza – da bambina la mamma l’aveva portata con sé durante famoso sciopero dei fuochisti del Lloyd – e la miseria che attanaglia Trieste durante la guerra: blocco navale contro l'Austria e vicinanza al fronte ne avevano fatto morire ogni attività!

La guerra, grande “metabolizzatore” sociale, trasforma in modo irreversibile destini individuali e collettivi.

Tra il 1918 e il 1920 l’epidemia di spagnola miete milioni di morti. Nel 1919, a Trieste finalmente italiana, il cambio corona-lira è al 60% e dalla città, come anche dall’entroterra giuliano, la popolazione germanofona emigra, anche a piedi, verso i territori del vecchio impero, dove potere ancora spendere nella vecchia moneta, anche perché non c’è più posto nell’amministrazione del nuovo regno. Intanto ritornano i prigionieri di guerra dalla Russia, portando echi e racconti della Rivoluzione.

In questo clima complesso, ricco di fermenti e di aspettative, si dipanano le storie di Fannie e Anita: un reading dal ritmo teso, senza ideologismi, vivo, leggero, pieno di sentimenti.


SARA ALZETTA, attrice triestina, studia al Piccolo di Milano e all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, e lavora prevalentemente a Milano (Giorgio Strehler), Torino (Massimo Castri, Davide Livermore, Josè Caldas), Roma (Egisto Marcucci, Armando Pugliese, Marco Mattolini), Verona (Gianfranco De Bosio), Napoli (Toni Servillo, Alfonso Postiglione) e in Sicilia (Giuseppe Dipasquale, Beno Mazzone, Lia Chiappara). A Trieste, lavora nell’operetta (incontrando così Gino Landi, Maurizio Nichetti, Damiano Michieletto, Federico Tiezzi) al Rossetti e al Teatro Miela. Porta il polilogo La Maria Farrar di Manlio Marinelli nei teatri di Torino, Roma, Trieste e Palermo, dando voce come unica attrice a molti personaggi. Incontra la performance d'arte per Manuela Marassi (Continental Breakfast), Cecilia Donaggio (The Third Area, in video), Fabiola Faidiga (La Città di Odradek). Nell’ultimo periodo termina un lavoro di narrazione di Trieste per voce femminile: una voce fresca, reale, libera da ideologie, che mette in scena storie di donne comuni. Le prime due puntate di questa narrazione, diventate poi radiodrammi per la Rai, si intitolano La Guerra di Fannie e Anita e La Pace di Fannie e Anita, e affrontano rispettivamente la storia della Grande Guerra e del primo dopoguerra.

L’evento è organizzato da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Servizio Musei e Archivi Storici
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Comunicazione - Rinvio reading teatrale sui ragazzi del ’99 nella Grande Guerra

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Gorizia (GO)
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Si comunica il rinvio del reading teatrale “Li ciorne che abiammo lasciato una Storia” (I giorni in cui abbiamo scritto la Storia), scritto da Aldo Milea e Saverio Senni e tratto da “Terra matta” di Vincenzo Rabito (a cura di Evelina Santangelo e Luca Ricci, Einaudi 2007) previsto per venerdì 26 ottobre ore 17.30 presso il Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello, 13).
Sarà cura del Servizio Musei e Archivi Storici dell’ERPAC informare tempestivamente circa la nuova data.
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Presentazione del libro “Cento anni di Grande Guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie”

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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L’ERPAC - Servizio Musei e Archivi Storici prosegue la promozione degli eventi commemorativi del Centenario della Grande Guerra ospitando, martedì 16 ottobre 2018 ore 18.00, presso la sua sede di Borgo Castello la presentazione del volume “Cento anni di Grande Guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie” a cura del dott. Quinto Antonelli.

Alla presentazione del libro, aperta a tutta la cittadinanza con ingresso libero e gratuito, interverrà il prof. Paolo Malni.

“Cento anni di Grande Guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie” (Quinto Antonelli, Donzelli 2018) è un’opera corposa e complessa, che ricostruisce il processo di formazione della memoria – o meglio delle memorie e della loro narrazione pubblica – della Prima Guerra Mondiale in Italia, un percorso per nulla scontato, che ha visto l’affacciarsi, di volta in volta, di spinte e protagonisti diversi, in relazione al ruolo che il ricordo e il racconto della guerra hanno rivestito nella cultura e nell’opinione pubblica nel secolo che ci separa dalla sua conclusione.

Viene analizzato il sedimentarsi fin dal primo dopoguerra della visione nazionalista del conflitto affermatasi durante gli anni del Fascismo, che ne fece un mito fondante, ma che ha continuato a vivere, in forme e modi diversi e depurati degli aspetti più legati al regime, anche durante la storia repubblicana e che ancora oggi è presente in non poche delle iniziative legate al Centenario.

Il volume è un’indagine sui protagonisti della costruzione di quella memoria: piuttosto che agli storici o ai letterati – oggetto di innumerevoli studi – Antonelli rivolge la propria attenzione ai membri delle associazioni combattentistiche, a giornalisti e registi cinematografici, ai maestri e agli autori di opere per la scuola e l’infanzia, il cui ruolo nel plasmare l’immagine dominante della guerra fu essenziale.

L’operato dei protagonisti è ricostruito anche attraverso una serie di fonti apparentemente minori, opuscoli, riviste d’arma, manuali scolastici – ed ai processi di formazione educativa Antonelli riserva una parte significativa del volume – repertori di canti, forme di comunicazione di massa che documentano la fissazione del mito della Grande Guerra nell’immaginario collettivo degli italiani. Il libro dedica largo spazio alle cerimonie, alle celebrazioni patriottiche e ai luoghi che nel corso del tempo sono diventati i simboli della Grande Guerra e un’attenzione particolare è rivolta proprio ai territori attraversati dal conflitto, le “terre redente”, oggetto di sacralizzazione, sedi privilegiate delle iniziative commemorative e dei riti di quella che voleva essere una nuova “religione della patria”.

L’autore, però, segue anche il filo delle memorie antagoniste, catalizzate dagli ambienti socialisti degli anni immediatamente seguenti al conflitto, poi eclissate durante il Ventennio e riemerse negli anni Sessanta e Settanta grazie agli storici che cercarono di dare un’interpretazione diversa della Grande Guerra, denunciandone gli orrori con uno sguardo tutt’altro che conciliante con la visione predominante. Questa riscoperta degli aspetti più controversi delle esperienze che milioni di italiani dovettero subire, si avvalse anche della raccolta – allora ancora possibile – delle testimonianze di chi aveva vissuto la guerra e all’utilizzo di quello che oggi è un vasto corpus di scritture e canti popolari, frutto di una ricerca dal basso che dura tuttora.

Quest’intreccio di memorie diverse e di usi pubblici della storia contrastanti, viene analizzato con una grande ricchezza di rimandi e riflessioni storiografiche (pur non volendo essere un’opera sulla storiografia) e soprattutto con uno spirito critico che non dimentica mai la realtà della guerra, il suo orrore, la sua opera di disumanizzazione di quanti, militari ma anche civili, ne furono loro malgrado coinvolti.


QUINTO ANTONELLI, roveretano, è responsabile dell’Archivio della scrittura popolare presso la Fondazione del Museo storico del Trentino. Si è occupato di storia della scuola e dei processi di alfabetizzazione, delle forme della scrittura popolare, con particolare riferimento ai combattenti dei conflitti mondiali. Nella sua vasta e pluridecennale produzione storiografica spiccano Il popolo scomparso. Il Trentino, i Trentini nella Prima guerra mondiale 1914-1920, curato assieme a Diego Leoni, Nicolodi, Rovereto 2003; I dimenticati della Grande Guerra. La memoria dei combattenti trentini (1914-1920), Il Margine, Trento 2008; Storia intima della grande guerra. Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte, Donzelli, Roma 2014, insignito nel 2015 del prestigioso Premio internazionale The Bridge; Cento anni di Grande Guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie, Donzelli, Roma 2018.


L'evento è organizzato da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Servizio Musei e Archivi Storici
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Conferenza “Raffigurare il conflitto: gli artisti friulani nella Grande Guerra”

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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In occasione delle celebrazioni del Centenario della Grande Guerra, il Servizio Musei e Archivi Storici dell’ERPAC ospita, venerdì 12 ottobre 2018 ore 18.00, presso il Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello, 13) la conferenza “Raffigurare il conflitto: gli artisti friulani nella Grande Guerra” a cura della dott.ssa Isabella Reale per approfondire il tema dell’arte figurativa durante il periodo del conflitto.

Il centenario della Grande Guerra ha visto anche nella nostra regione molte iniziative che hanno preso in esame vari aspetti del conflitto, spaziando dalla cronaca alla storia, anche se a parte L’Europa in guerra, la mostra a cura di Piero Del Giudice allestita tra il 2014 e il 2015 a Trieste e a Trento, l’arte figurativa non è stata oggetto di indagini approfondite: di fatto sul campo di battaglia si composero non solo poesie, tavole paro-libere, ma anche schizzi, dipinti, opere che recentemente varie mostre in Italia e all’estero hanno ampiamente valorizzato, e che hanno anche cambiato il corso della storia dell’arte contemporanea. Questo argomento per il Museo della Grande Guerra di Gorizia, che dal 1924 si occupa di divulgare contenuti legati alla Grande Guerra dentro e fuori dagli anniversari, sarà oggetto di un progetto europeo nei prossimi mesi.

Sul Carso vennero a combattere da tutta Italia pattuglie di futuristi capitanati da Marinetti, tra cui l’architetto Sant’Elia che qui trovò la morte e che sarà poi celebrato dall’udinese Michele Leskovic, ma anche, dall’altra parte della barricata, tra le truppe austro-ungariche, pittori d’avanguardia quali Kokoschka: tra le file degli “artisti-combattenti” figurano molti friulani, alcuni caduti in guerra e presto dimenticati, anche se i loro eredi affidarono le loro opere ai nostri Musei (Vittorio Cadel, Albino Candoni, Pietro Cassutti), altri sentirono l’esigenza di raccontare l’esperienza della guerra nei modi dell’avanguardia (“Futurciotti”, Luigi De Giudici) e c’era chi aveva l’incarico di disegnare i campi di battaglia (Italico Brass, Fabio Mauroner, Livio Bondi). Qualcuno di loro, come nel caso di Pio Rossi, originario di Forlì ma subito dopo la guerra trasferitosi a Pordenone, conservò gelosamente i suoi taccuini di guerra, fitti di ricordi e disegni in particolare dedicati a Gorizia, senza mai mostrarli, che solo recentemente gli eredi hanno dato alle stampe. E nonostante il tempo di guerra, molte storie si intrecciarono in quei giorni in Friuli testimoniando come l’arte svolgesse un ruolo primario nella vita quotidiana dei soldati: mostre, come quella allestita nel 1916 a Tolmezzo, o inaugurazioni di pale d’altare, come la La Madonna delle nevi donata da Pietro Fragiacomo per la cappella del Pal Grande.

Tra i tanti soggetti che caratterizzano e accomunano, al di qua e al di là dei fronti opposti, le opere degli artisti in guerra, uno in particolare riguarda da vicino la storia delle nostre comunità, quello dell’Esodo dopo la ritirata di Caporetto dei militari e soprattutto dei civili, un dramma fissato dallo sguardo partecipe di artisti quali Lorenzo Viani o Pellis, e che al di là di tante descrizioni di cronaca e letteratura, ispirò opere d’arte capaci di parlare un linguaggio oggi più che mai universale.



ISABELLA REALE storico dell’arte e conservatore di museo, allieva di Decio Gioseffi all’Università di Trieste, e a Padova di Franca Zava Boccazzi, con Aldo Rizzi ha dato vita nel 1983 a Udine alla Galleria d’arte moderna e ideato e allestito le Gallerie del Progetto, operando per documentare e valorizzare l’opera degli artisti friulani, arricchendo le collezioni civiche con importanti acquisizioni. Tra le sue varie mostre e pubblicazioni, in particolare dedicate a Luca Carlevarijs e al vedutismo veneziano, alle Arti a Udine nel Novecento, a Dino, Mirko e Afro Basaldella, tra le più recenti ricordiamo i cataloghi delle mostre Paesaggi d’acqua. Luci e riflessi nella pittura veneziana dell’Ottocento (Allemandi ed., Torino 2011), Il cibo dell’arte, natura morta e convivialità della pittura dell’Ottocento tra Venezia, Trieste e il Friuli (Silvana ed., Milano 2011), Lo splendore di Venezia (Silvana ed. Milano 2016); Mirko, ritorno a Firenze (Firenze, 2017), La pieve d’Asio e le chiese di Clauzetto (Udine, 2017), Le chiese della val d’Arzino (Udine, 2018).



L'evento è organizzato da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Servizio Musei e Archivi Storici
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Concerto con ingresso gratuito “La Grande Guerra tra suoni e immagini”

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Piazza Edmondo De Amicis, 2 - Gorizia (GO)
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Nell’ambito delle attività commemorative del Centenario della Grande Guerra, il Servizio Musei e Archivi Storici presenta una serie di eventi che si apre con un suggestivo concerto a cura dell’Associazione Chamber Music Trieste.

Attraverso l’esecuzione di alcune composizioni musicali di grandi autori che hanno vissuto ed operato nel periodo compreso tra il 1914 ed il 1918, esploreremo il mondo emotivo-psicologico umano da un nuovo punto di vista. Grazie alla proiezione di brevi video della “Cineteca del Friuli” ed immagini d’epoca relative alla Grande Guerra, cercheremo di capire meglio la nostra storia. I primi decenni del ‘900 furono specchio di una cultura problematica ed affascinante nello stesso tempo lacerata dall’appena concluso conflitto mondiale.

La tensione drammatica pervasa da una sofferta umanità, anima la vita della Sonata in la di Pizzetti. "Tempestoso" è un dialogo tra due personaggi, il pianoforte e il violino, e con esso si apre il primo movimento. Il dualismo proprio di Pizzetti tra concitazione drammatica e distensione contemplativa trova intensa affermazione col secondo movimento: "Preghiera per gli innocenti" rinnova il senso nostalgico di un'infanzia lontana, che i due strumenti decantano con affettuosa eloquenza. Infine, attraverso la tenerezza della preghiera, la catarsi: il movimento finale come momento liberatorio, dove Pizzetti si apre ad un altro modo, non meno essenziale, nel suo sentire, quello animato dalle suggestioni campestri, screziato di umori popolareschi.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mentre Janačék stava aspettando con trepidazione l'entrata dei russi in Moravia, si concretizzò la prima stesura della Sonata per violino e pianoforte. In essa si raccolgono molte idee già presenti nei grandi lavori operistici dell'autore.
Di carattere espressionistico, la Sonata alterna sublimi momenti di tenerezza ad immediati scatti d'ira. La stretta relazione tra prosodia e melodia pone la musica di Janačék a debita distanza dalla tradizionale visione romantico-sentimentale di fine Ottocento. Ne consegue una ricerca espressiva il cui aspetto principale è quello psicologico, perfettamente in linea col sentire conflittuale del tempo.


Duo SOSSAI - BOLLA
Dino Sossai, violino - Michele Bolla, pianoforte

E. A. Mario (Giovanni Ermete Gaeta) (1884-1961)
La leggenda del Piave (arr. di Domenico Sossai)

Ildebrando Pizzetti (1880-1968)
Sonata in la maggiore op. 17
1. Tempestoso
2. Preghiera per gli innocenti. Molto largo
3. Vivo e fresco

Leoš Janáček (1854-1928)
Sonata per violino e pianoforte (1921)
1. Con moto
2. Ballada
3. Allegretto
4. Adagio


Proiezione di filmati originali dalla Cineteca del Friuli.


DINO SOSSAI diplomatosi con lode al Conservatorio di Castelfranco Veneto sotto la guida di Michele Lot, in seguito si è perfezionato con Dejan Bogdanovich, Marie-Annick Nicolas, Kolja Blacher, Victor Pikaizen, Tibor Varga e Francesco De Angelis. Nel 2008 ha conseguito con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore il Diploma di specializzazione al biennio sperimentale presso il Conservatorio di Milano. Ha vinto numerosi concorsi ed audizioni per il ruolo di Konzertmeister d’orchestra e ha collaborato in qualità di prima parte o solista con importanti compagini orchestrali italiane ed estere, al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro La Fenice di Venezia, al Teatro Lirico di Cagliari, al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, all’Orquestra Simfònica del Vallès di Sabadell (Spagna), all’Orchestra della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, alla Mahler Chamber Orchestra, all’Orchestra di Stato di Sumen (Bulgaria). È violinista del Quartetto “Quadro Veneto” con il quale ha vinto importanti premi in concorsi internazionali di musica da camera, tra cui Premio Città di Pinerolo e Chamber Music Competition Osaka, esibendosi in sale prestigiose in Italia e all’estero. Suona un violino Enrico Ceruti del 1871. Ha conseguito il Master in comunicazione “Four Voice Colours” di Ciro Imparato come voice-coach, dedicandosi alle nuove forme di apprendimento e sblocco psicofisico nello studio strumentale.


MICHELE BOLLA ha ottenuto il diploma con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Castelfranco Veneto, sotto la guida di Francesco Bencivenga. Successivamente si è perfezionato con Mikhail Voskresensky e Lev Naumov, docenti del Conservatorio di Mosca, e con Bruno Mezzena. Ha vinto numerosi premi in concorsi solistici nazionali (Osimo, Albenga, Taranto, Città di Treviso) e internazionali (Sydney International Piano Competition, Concorso “M. Marcoz” di Aosta, Concorso “E. Porrino” di Cagliari, Concurso Internacional de Piano “Ciudad de Ferrol”, Concorso “Premio Sassari”). Con il Quartetto “Quadro Veneto” ha vinto importanti premi in concorsi internazionali di musica da camera (Osaka Chamber Music Competition, Premio Trio di Trieste, Concorso Internazionale Città di Pinerolo) e si è esibito in Italia e all’estero. Ha collaborato con solisti e cantanti di fama internazionale, prime parti soliste dei maggiori Teatri italiani e importanti direttori d’orchestra.


Il Concerto sarà ad ingresso gratuito.


Evento organizzato da: Associazione Chamber Music Trieste, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Servizio Musei e Archivi Storici.

Con il patrocinio del Comune di Gorizia. Con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e di Banca Mediolanum.


Vedi le date degli altri concerti del ciclo “Un aperitivo classico a Palazzo Attems”
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Fiori tra le trincee

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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Dall’Ungheria è arrivato a Gorizia sabato 25 agosto, per ricordare lo straordinario gesto del nonno, il nipote di László Szüts, il tenente ungherese che nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale raccolse fiori tra le trincee per arricchire di una nota gentile la sua corrispondenza con la fidanzata rimasta in patria. Si chiama Tamàs Szϋts ed è venuto a Gorizia per visitare la mostra Gli alberi di San Martino del Carso, ospitata fino al 16 settembre all’interno del Museo della Grande Guerra (Borgo Castello 13).

Frutto del lavoro del Gruppo speleologico carsico di San Martino e realizzata grazie a preziose collaborazioni internazionali e con il Servizio Musei e Archivi storici dell’ERPAC – Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, l’esposizione vede nuovamente riuniti assieme, a distanza di oltre cent’anni, i due gelsi simbolo di quello che fu il primo conflitto mondiale nelle martoriate terre di San Martino del Carso: l’Albero Isolato che ispirò i celebri versi di Giuseppe Ungaretti, e l’Albero Storto, che diede nome a un’importante e pericolosa trincea che si trovava nel Bosco Cappuccio, sulla strada che da Sdraussina porta a San Martino del Carso. I due alberi simbolo della lotta sul fronte di San Martino del Carso sono solitamente custoditi al Mòra Fenec Muzeum di Szeged (Albero Isolato) e al Muzeul Banatului di Timișoara (Alberto Storto).

Oltre ai due tronchi di gelso, testimoni silenti delle atrocità della Grande Guerra, e a una serie di pannelli didattici relativi al primo conflitto mondiale la mostra, visitabile fino al 16 settembre, espone anche una serie di cartoline scritte da Doberdò, e altre località di guerra, dal tenente ungherese László Szüts alla sua fidanzata e poi moglie Maria Várad, tra l’aprile 1917 e il settembre 1918. La particolarità che differenzia questi biglietti dalla grande mole di corrispondenza intercorsa all’epoca è il fatto che sono corredati appunto da mazzolini di fiori essiccati, colti accanto alle trincee o in mezzo a paesi diroccati. Ottimamente conservati, molti di questi fiori hanno addirittura preservato le cromie originali. Testimoni di una storia d’amore a lieto fine, nonostante la guerra e l’epidemia di Spagnola, questi fiori sono una testimonianza toccante della resistenza della natura alla barbarie umana, oltre che della resistenza umana alla violenza indicibile della guerra. E proprio questa straordinaria testimonianza sarà al centro della visita-ricordo di Tamàs Szϋts, che con la sua presenza intende omaggiare la memoria del nonno e ringraziare il Museo della Grande Guerra, che attraverso questa mostra ha voluto ricordarne pubblicamente le gesta. La mostra è visitabile tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 9 alle 19.
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Inaugurazione mostra “Gli Alberi di San Martino del Carso”

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Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
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Venerdì 29 giugno 2018 ore 18.00 si svolgerà, presso il Museo della Grande Guerra di Gorizia (Borgo Castello, 13) l'inaugurazione della mostra “Gli Alberi di San Martino del Carso”.

Nella mostra vengono esposti per la prima volta insieme l’Albero Isolato di Valloncello e l’Albero Storto, due reliquie presenti nelle trincee di fronte a San Martino del Carso; gli alberi, simbolo di resistenza e sofferenza dei soldati inquadrati nel 46° reggimento di Szeged e del 61° reggimento di Timisoara, sono oggi custoditi in Ungheria e Romania, e la mostra di Gorizia rappresenta l’ ultima tappa di una mostra itinerante che li ha portati a Oradea (Romania) e Budapest (Ungheria).

Ulteriori informazioni sulla pagina dedicata alla mostra.
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