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exhibitMostre concluse

La Rivoluzione russa. Da Djagilev all’Astrattismo (1898-1922)

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Luogo
Musei Provinciali di Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein
room
Indirizzo
Piazza Edmondo De Amicis, 2 - Gorizia (GO)
event
Date
21 dicembre - 25 marzo 2018
person
Organizzatore
ERPAC - Servizio Musei ed Archivi Storici
Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) - Università Ca' Foscari Venezia
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Descrizione
Non una ma almeno sei rivoluzioni hanno trasformato la Russia accompagnandola nel processo di formazione dell'URSS. “La Rivoluzione russa. L'arte da Djagilev all'astrattismo. 1898 – 1922” propone infatti la tesi che siano stati molteplici i momenti di rottura in grado di avvicinare e manifestare contemporaneamente le diversità fra l'Europa e l'impero zarista anche all'indomani della sua caduta. La mostra, ideata da Giuseppe Barbieri e Silvia Burini (docenti del Centro Studi sulle Arti della Russia facente riferimento all'Università di Ca' Foscari) si articola nelle tredici sale del piano nobile di Palazzo Attems Petzenstein. Il percorso è introdotto dalla scenografica proiezione di un filmato curato dallo studio CamerAnebbia di Milano. Grazie anche alla colonna sonora che spazia da Skrjabin a Mosolov passando per l' “Uccello di fuoco” di Stravinskij, si viene catapultati in atmosfere senza tempo attraverso un fitto scorrere di immagini tridimensionali che fanno rimbalzare davanti agli occhi dello spettatore i volti degli zar e di Rasputin, i dipinti di Kandinskij e Rodčenko, la assemblee dei soviet e le parate di Lenin. Il percorso comincia quindi dal 1898 con l'esperienza della rivista “Il mondo dell'arte”, patrocinata dal collezionista e patron delle arti Sergej Djagilev alla cui esperienza di impresario dei Balletti Russi è dedicata la seconda sala. Seguono le sezioni dedicate al Simbolismo e al Neoprimitivismo, rappresentati rispettivamente dalla Rosa azzurra e dal gruppo del Fante di Quadri di cui ha fatto parte per un breve periodo anche Kandinskij, indiscusso protagonista della sala relativa al 1910 con un dipinto che segna una fase interlocutoria dell'autore, ancora in bilico fra figurazione e astrazione. Le Amazzoni scite, artiste che lottarono per affermare un tipo di pittura nuova, dominano la sala dedicata al 1913, dominata dal loro impulso per una pittura che pur facendo riferimento tanto al cubismo picassiano quanto al futurismo, continuava tuttavia a riconoscere l'importanza delle tradizioni locali. Tradizioni che si riverberano anche nella produzione di vassoi di ferro, tazzine, piatti e portacipria che passano agilmente dalla raffigurazione della cerimonia del tè alla sua sostituzione con soggetti di propaganda rivoluzionaria. Manifesti inneggianti la conclusione del regime zarista e l'avanzata dei soviet campeggiano nelle sezioni successive dove attraverso la mordace penna di artisti compiacenti come Vladimir Majakovskij si è condotti fino al nuovo regime, dove il Costruttivismo è andato di pari passo con l'affermarsi di un astrattismo dalle molteplici declinazioni. A metà del percorso di visita, un'ulteriore occasione di approfondimento è offerta dai touch screen consultabili nel salone: articolati in sezioni speculari a quelle della mostra, con l'ausilio della multimedialità i touch screen permettono un approccio trasversale ai temi afforntati dalla mostra spaziando dall'arte alla storia, dal cinema al teatro.
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Pausig Venuto. Danubius umbratilis

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Luogo
Musei Provinciali di Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein
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Indirizzo
Piazza Edmondo De Amicis, 2 - Gorizia (GO)
event
Date
8 settembre – 15 ottobre 2017
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Descrizione
Il fiume può essere confine. Il fiume può essere tangenza. Il fiume può essere anche storia. Il racconto dei popoli che hanno abitato sulle sue sponde e che per vari motivi sono entrati in contatto o hanno viceversa tentato di preservare le loro tipicità. È questo il sottotesto, estremamente attuale, di “Danubius Umbratilis” la mostra organizzata da Erpac e ospitata nelle sale al pianterreno di Palazzo Attems. L'esposizione ispirata alla raccolta di racconti "Danubio" di Claudio Magris, propone un confronto fra le parole dello scrittore e la loro diversa interpretazione da parte di due artisti. Da una parte le carte intelate realizzate a tecnica mista da Gian Carlo Venuto manifestano la pacatezza e la razionalità della civiltà latina mentre con i suoi riferimenti tratti dall’art deco, dal fauvismo e dall’arte giapponese Sergio Pausig compone lussureggianti composizioni vegetali che propongono un vitalismo allusivo alla “barbarie”. Interrogarsi sul senso del confine, sull'innocenza o la follia di muri e valli, sulla necessità o ineluttabilità di un dialogo fra civiltà sono i quesiti che si pone Magris, le cui parole fanno da sfondo al lavoro dei due artisti, sviluppato attraverso calcografie, disegni, dipinti. Le immagini propongono un serrato confronto fra l'urgere della storia e una memoria sepolta, con sullo sfondo le rovine di Carnuntum, centro in cui l'imperatore Marco Aurelio ha scritto più di 1800 anni fa il secondo libro dei suoi "Colloqui". Nelle opere di Venuto (artista attivo a Gorizzo, frazione di Camino al Tagliamento, e Milano, dove insegna Decorazione all'Accademia di Brera) si possono riconoscere citazioni dagli affreschi pompeiani, dalle pitture catacombali e un recupero raffinato delle sinopie. L'inconscio e la barbarie, evocativamente sintetizzate nel reiterarsi di un albero della vita talmente rigoglioso da trascendere i bordi del dipinto trovano invece espressione nelle carte di Venuto, pittore goriziano che vive tra Venezia e Palermo, dove è titolare della Cattedra di Decorazione all'Accademia di Belle Arti, coordinatore del Corso di Progettazione della moda.
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Ex Universa Philosophia

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Luogo
Musei Provinciali di Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein
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Indirizzo
Piazza Edmondo De Amicis, 2 - Gorizia (GO)
event
Date
21 luglio – 3 settembre 2017
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Descrizione
La mostra ripropone, a distanza di 25 anni, l’esposizione di analogo titolo organizzata dai Musei Provinciali, curata da Maddalena Malni Pascoletti e dedicata alle Thesenblätter. Si tratta di un particolare tipo di incisioni, anche di formato monumentale, comprendenti una parte figurata dedicata a temi storico-genealogici, religiosi o più raramente scientifici. Negli spazi lasciati in bianco dalla figura viene riportata una parte scritta dedicata alla tesi discussa da un candidato presso un liceo o un'università nel corso del XVII e XVIII secolo. La collezione dei Musei Provinciali consta di venti Thesenblätter (termine tedesco di cui non esiste un perfetto corrispondente italiano), una discussa presso l'Università di Graz mentre le altre diciannove sono state pubblicate in occasione di dispute filosofiche presso il collegio gesuitico di Gorizia fra il 1695 e il 1756. A tali incisioni, già note ed esposte, è stata affiancata in questa occasione un’inedita tesi con San Gennaro del 1773. Così come l'80% delle incisioni finora note e pubblicate provenienti da altre scuole e università, anche i fogli di tesi goriziani sono stati stampati ad Augusta e fra i temi prevalenti spiccano l'Assunzione, l'Immacolata Concezione, episodi del Vecchio Testamento, scene della Passione di Cristo ed episodi tratti dagli Atti degli Apostoli.
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Notomie. Disegni inediti di Mario Di Iorio

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Luogo
Musei Provinciali di Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein
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Indirizzo
Piazza Edmondo De Amicis, 2 - Gorizia (GO)
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Date
21 luglio – 15 ottobre 2017
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Descrizione
“Notomie. Disegni inediti di Mario di Iorio” propone una visuale insolita, quasi personale dell'artista goriziano. Nella mostra, organizzata dall'Erpac e ospitata a Palazzo Attems Petzenstein, non vengono infatti esposte le grandi ed energiche tele ben note al pubblico, ma i disegni realizzati nelle ore di studio all'Accademia di Venezia sotto la guida del professor Alberto Lolli che, nel 2015, ha depositato questo corpus di ottantacinque disegni presso i Musei Provinciali di Gorizia. Si tratta degli schizzi tratteggiati da Di Iorio fra il 1982 e il 1986 negli anni in cui seguiva da studente le lezioni dello stesso Lolli, allora giovane docente di Anatomia artistica presso l'ateneo veneziano e futuro riferimento nello studio della disciplina anche grazie alla pubblicazione di testi dedicati alla didattica della rappresentazione artistica del corpo umano. Da Lolli venivano le esortazioni a imparare a rispettare le regole positive della rappresentazione per poi osare trasgredirle, compiendo scelte talvolta azzardate ma comunque autonome, capaci di rivelare la personalità e le inclinazioni del singolo studente soprattutto in riferimento alla prospettiva e alle proporzioni. I diciotto fogli, impaginati e ordinati già al termine del percorso accademico, rivelano i momenti salienti della ricerca formativa e il sentire autonomo di Mario Di Iorio, capace di decostruire composizioni bilanciate per dar vita a ricostruzioni visionarie di notevole impatto, talvolta capaci di trascendere dal livello di studio per raggiungere quello di opera d'arte conclusa. Nato a Tarvisio (UD) nel 1958, scomparso tragicamente a Gorizia nel luglio 1999, Mario Di Iorio frequenta dapprima l'Istituto d'Arte di Gorizia sotto la guida di Cesare Mocchiutti e successivamente l'Accademia di Belle Arti di Venezia dove ha come maestro Emilio Vedova. Terminati gli studi diventa assistente di Anatomia presso la cattedra di Alberto Lolli sempre a Venezia e, successivamente, assistente di Pittura presso la cattedra di Mario Scirpa all'Accademia di Belle Arti di Brera.
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Enzo Valentinuz. Carso non solo pietre

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Luogo
Musei Provinciali di Gorizia, Borgo Castello
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Indirizzo
Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
event
Date
8 aprile – 11 giugno 2017
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Descrizione
Ricordare la Grande Guerra evocandola con i materiali che ha lasciato sul terreno: schegge di pietra, frammenti di filo spinato, ma soprattutto memorie, trasformate nella speranza che quanto successo non si ripeta. Sono questi i presupposti alla base di “Carso: non solo pietre”, la personale di Enzo Valentinuz ospitata nelle sale espositive dei Musei Provinciali di Borgo Castello come omaggio a uno degli eventi che hanno maggiormente segnato l'età contemporanea. La mostra, realizzata da Erpac in collaborazione con l'associazione culturale Lapis e curata dal critico Diego Collovini, propone alcune delle creazioni più recenti del Maestro che da diverso tempo, dopo aver sperimentato la tecnica del graffito su intonaco, ha accolto le pietre come materiale artistico di grande significato simbolico. Pazientemente raccolte nel corso di solitarie escursioni, le schegge del Carso vengono usate per costruire dei percorsi della memoria che evocano i muretti a secco dell'altopiano triestino, ma possono anche fingere i caduti martoriati dallo scoppio delle granate o alludere agli aquiloni dei bambini il cui volo è stato spezzato dal rumore delle mitragliatrici. Altre volte il significato assunto da queste pietre si alleggerisce soffermandosi sulla riflessione indotta da oggetti apparentemente neutri come le finestre, la cui chiusura o apertura diviene metafora dell'atteggiamento individuale nei confronti del mondo e degli altri. Ma il pensiero può anche divenire più personale e condurre indietro nel tempo: agli anni della scuola in particolare, quando il desiderio maggiore era bearsi del possesso di una scatola di colori comprendente tutto l'arcobaleno. Originario di Romans d'Isonzo, dove vive e opera, allievo di Cesare Mocchiutti all'Istituto Statale d'Arte di Gorizia e successivamente studente dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, con questa mostra Valentinuz conferma la propria capacità di ascoltare le storie che il territorio non cessa di narraree che possono assumere un significato di portata universale.
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Guerra e Moda. L'alba della donna moderna

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Luogo
Musei Provinciali di Gorizia, Borgo Castello
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Indirizzo
Borgo Castello, 13 - Gorizia (GO)
event
Date
30 giugno 2016 - 8 marzo 2017
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Descrizione
Un percorso negli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento per comprenderne le trasformazioni sociali, culturali e persino politiche attraverso i mutamenti di stile. “Guerra e moda. L'alba della donna moderna” propone infatti un'attenta analisi delle modificazioni intervenute nel modo di vestire e di concepire l'universo femminile in un momento di grandi rivolgimenti storici che hanno coinvolto l'intero scacchiere mondiale. Curata da Raffaella Sgubin in collaborazione con la Kunstbibliothek Staatliche Museen zu Berlin. La mostra si propone come un'affascinante percorso nella storia attraverso gli abiti e gli accessori femminili, sintomatici - nel loro avvicendamento – delle condizioni economiche, sociali e dei rapporti internazionali fra i vari Paesi. Innegabile infatti il doppio filo che lega il movimento delle suffragette all'affermarsi di uno stile più mascolino e pratico rispetto al complicato abbigliamento delle donne benestanti di fine Ottocento, la cui sottomissione è eloquentemente sintetizzata dalla costrizione del corsetto. Impossibile poi non tenere conto delle difficoltà materiali imposte dallo scoppio della Grande Guerra che impone abiti ancor più pratici per le donne impegnate in ruoli di soccorso come le infermiere e le crocerossine, mentre fanno la loro prima comparsa le tute da lavoro femminili per le operaie impiegate nelle industrie di munizioni. Negli anni Venti, prima dei totalitarismi che imporranno un ripristino dei ruoli femminili tradizionali, le donne manifestano un'inedita consapevolezza delle proprie capacità adottando linee di abbigliamento più morbide e tagli di capelli finora inusitati. Per approfondire e sviluppare questi aspetti, a margine della mostra si è tenuto un breve ciclo di conferenze affidate a esperte del settore: “Trasformazioni dell'occupazione femminile italiana tra fine Ottocento e Grande Guerra” curata da Ariella Verrocchio (direttrice scientifica dell'Istituto Livio Saranz); “La guerra, le donne, la moda. Tessuti e riviste” tenuta da Margherita Rosina ed Enrica Morini, storiche del tessile e della moda; “Donne in guerra e voci di donne nella grande guerra” condotta da Marta Verginella, storica e docente di Storia dell'Ottocento e Teoria della Storia all'Università di Lubiana.
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Hans Steiner_Rio\Il segno ritrovato

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Luogo
Palazzo Attems Petzenstein
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Piazza Edmondo De Amicis, 2 - Gorizia (GO)
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Date
9 settembre – 13 novembre 2016
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Organizzatore
Ethos Associazione Culturale in collaborazione con Erpac
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Descrizione
Realizzata e promossa dall'Associazione Culturale Ethos in collaborazione con Erpac, "Hans Steiner_Rio\Il segno ritrovato" è la prima antologica di un artista a buon diritto considerato ambasciatore dei due mondi. Nato a Graz nel 1910, Steiner ha infatti tracorso parte dell'adolescenza fra Gorizia e Grado da cui, nel 1930, si è trasferito in Brasile. Qui ha avuto l'opportunità di sviluppare appieno le proprie doti dedicandosi prevalentemente all'incisione e alla pittura sotto la guida dell'artista fiorentino Carlos Oswald. Proprio attraverso l'incisione ha approfondito – a partire dagli anni Cinquanta – lo studio e la conoscenza delle popolazioni indigene dell'Amazzonia, divenute uno dei soggetti privilegiati delle sue opere sia nei loro modi di vita sia indagando il loro habitat naturale. Dopo vari rientri in Europa legati a specifiche occasioni espositive, dal 1970 si è stabilito definitivamente a Gorizia continuando a lavorare fino alla scomparsa, avvenuta quattro anni più tardi. La mostra di Palazzo Attems ripercorre la vicenda artistica del Maestro attraverso centinaia di lastre, oltre trecento incisioni (fra cui numerose prove di stampa) e persino un suo quaderno autografo messi a disposizione dalla collezione privata di Laura Muzzo e ordinati da un comitato scientifico composto da Giancarlo Pauletto, Paulo Leonel Gomes Vergolino (maggior esperto brasiliano di Hans Steiner), Alessandro Quinzi e Franco Dugo. Attraverso varie tecniche incisorie, le opere di Steiner (che deve l'appellativo "Rio" proprio alla sua lunga permanenza brasiliana) testimoniano un lucido sguardo sulla realtà in cui l'artista mostra di essere immerso senza preconcetti, tributando analoga attenzione alla cultura europea "civilizzata" e a quella "primitiva" dell'Amazzonia senza mai perdere l'efficacia del segno.
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