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#coronanonsolovirus - I puntata

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"Corona: non solo virus"
La corona imperiale simbolo dell'autorità sovrana

“Il corona non è solo un virus. È l’inizio di una nuova era”, si legge sulle testate di venerdì 13 marzo 2020. Si può essere più o meno d’accordo sull’affermazione. Ma corona non è solo un virus, è anche un sostantivo con una vasta gamma di accezioni e di usi idiomatici che stiamo dimenticando sotto la pressione del massiccio martellamento delle ultime settimane.

Per alleggerire la cappa di tensione ed evidenziare la ricchezza della lingua italiana, tra il serio e il faceto vi proponiamo una rubrica dedicata a tutti gli usi del termine corona, escludendo le patologie infettive. Cominciamo con l’accezione più regale del termine “corona”, ovvero quella di simbolo dell’autorità sovrana.

Nel Medioevo era costituita da un cerchio di lamine metalliche posto sull’elmo, poi divenne un cerchio di metallo prezioso adorno di gemme.
La dignità imperiale era legata a diverse corone. La più nobile era la corona imperiale risalente al X secolo, per secoli ritenuta la corona di Carlo Magno. Si compone di otto lastre, quattro delle quali adorne di smalti in stile bizantino, mentre le altre sono decorate con perle e pietre preziose. La lastra anteriore è sovrastata da una croce e sormontata da un archetto. Sulla corona sono incisi il nome e il titolo dell’imperatore Corrado II (1024-1039); tuttavia l’oggetto risale al 962 o 983, all’epoca degli Ottoni.
Di norma la corona imperiale era a disposizione dei sovrani soltanto in occasione dell’incoronazione. Per questo motivo essi, per l’uso “corrente”, si facevano realizzare delle sfarzose corone personali.


Tratto da Georg Kugler “I simboli degli Asburgo. Stemmi, colori e insegne della monarchia austroungarica” in F. Salimbeni, R. Sgubin, “Il segno degli Asburgo. Oggetti e simboli dalla regalità al quotidiano”, Musei Provinciali di Gorizia, 2001.

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