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#coronanonsolovirus - IV puntata

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"Corona: non solo virus"
La moneta

Prosegue la nostra rubrica che cerca di alleggerire la tensione di questi giorni mostrando tutti gli usi del termine “corona”, escluse le patologie infettive. Ma anche un modo per evidenziare la ricchezza della lingua italiana.

Nel vecchio sistema monetario britannico (12 pence = 1 scellino, 20 scellini = 1 sterlina) andato in disuso nel 1971 in seguito alla decimalizzazione (100 pence = 1 sterlina), la corona rappresentava una misura intermedia, pari a 5 scellini cioè 1/4 di sterlina. Esisteva anche la mezza corona (half crown), corrispondente a 2 scellini e 6 pence.

La corona fu introdotta in Inghilterra nel 1526, con la riforma monetaria di Enrico VIII, e nel 1707, con l’unione dei regni di Inghilterra e Scozia, nel Regno Unito. La corona era inizialmente una moneta d'oro e le prime corone d'argento furono battute sotto la reggenza di Edoardo VI. A partire dal 1818 sul rovescio apparve la raffigurazione della lotta di San Giorgio con il drago, ideata da Benedetto Pistrucci (1784-1855).
La corona è stata la moneta britannica di maggiori dimensioni insieme al vecchio penny e ai 50 pence di oggi e rappresentava per i più giovani una bella somma.

Ancora oggi si coniano corone per eventi speciali, come monete da collezione (es. per l’ottantesimo compleanno della Regina Madre nel 1980 e per il matrimonio di Carlo e Diana nel 1981). Al momento la corona è in corso in Repubblica Ceca, Danimarca, Svezia e Islanda ed è stata in uso in Estonia e in Slovacchia prima dell’avvento dell’Euro.

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