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#coronanonsolovirus - VIII puntata

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"Corona: non solo virus"
La corona d'alloro

Un'altra puntata della nostra rubrica sulle diverse accezioni e declinazioni del termine "corona".

Quando si parla di corona d’alloro il pensiero va alla corona che cinge il capo dei neolaureati. E non a caso: il termine “laurea” deriva dal nome latino dell’alloro, Laurus nobilis, e “laureato” significa letteralmente “coronato d’alloro”.
La tradizione di incoronare il neodottore con il serto di alloro affonda le radici nel tempo. Nel mondo greco rappresentava il massimo onore per atleti e poeti: l’alloro era pianta consacrata ad Apollo, dio del sole, ma anche delle varie arti come la musica, la pittura, la scultura e la poesia, e quindi simbolo di eccellenza, saggezza, valore.
Questa simbologia fu fatta propria dai Romani e la corona d’alloro veniva attribuita ai poeti “laureati” durante cerimonie, poi riprese in epoca medievale e moderna, in cui venivano esaltati per il loro merito.

Sia in epoca repubblicana che imperiale la corona d’alloro veniva posta sul capo del generale trionfante. Ma, a ricordare a quest’ultimo la fugacità del momento, il rituale prevedeva che uno schiavo gli ripetesse “memento mori”, cioè “ricordati che devi morire”. In età imperiale la corona d'alloro divenne attributo proprio degli imperatori.
La corona trionfale compare anche nelle raffigurazioni della dea Vittoria, spesso rappresentata nell'atto di reggere o porgere un serto d'alloro.

Nel linguaggio simbolico dell’arte la corona d’alloro rappresenta anche l’immortalità della fama. Nelle arti visive è un ben riconoscibile attributo iconografico che connota figure illustri celebrate per sapienza, cultura o successi militari. Celeberrime in questo senso le raffigurazioni di Giulio Cesare, Napoleone, Dante e Petrarca, il poeta “laureato” per antonomasia.

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